Philip Roth dice addio alla scrittura, Rossari: nessuna sorpresa

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Philip Roth dice addio alla scrittura, Rossari: nessuna sorpresa

by Askanews 1:32 mins

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Milano (TMNews) - Philip Roth ha detto basta. Dopo una carriera durata 50 anni e costellata di polemiche e capolavori, lo scrittore di Newark ha confermato di aver chiuso con la fiction. Alla soglia degli ottant'anni Roth va dunque in pensione, dopo una stagione di maturità che tra la fine degli anni Novante e l'inizio del nuovo secolo ha toccato vette assolute. Ne abbiamo parlato con lo scrittore e americanista Marco Rossari. "Non mi ha sorpreso per nulla - ci ha confidato - perché mi sembrava un po' esaurita la vena, prima di 'Nemesi', soprattutto con 'L'umiliazione', che è un libro secondo me un po' goffo. E poi perché dentro l'opera di Roth c'è sempre la crisi della scrittura". Rossari, autore di un interessante libro dal paradigmatico titolo di "L'unico scrittore buono è quello morto", si sofferma poi su gioco di specchi e piani che è una caratteristica di tutta l'opera del romanziere di Newark. "Lui di funerali - ha aggiunto - ne ha fatti tanti, perché anche nel momento in cui scrive il 'Lamento di Portnoy', che ha un successo planetario già allora, dà vita al suo alter ego che è Zuckerman nei libri successivi, e lui nasce e muore ogni volta in questi alter ego, che sono Kepesh, Zuckerman, lo stesso Roth che entra in 'Operazione Shylock', oppure ne 'I Fatti', che è la sua autobiografia". A fronte di anni di vane candidature, il Daily Telegraph ha proposto che ora venga dato a Philip Roth il premio Nobel come "regalo per la pensione". "E' suggestivo - ha concluso Rossari - l'idea di vedere il Nobel come l'orologio rotto che ti danno quando vai in pensione, forse Roth lo vedrebbe così, credo". E quando chiediamo di scegliere un solo libro di Roth da ricordare, Marco Rossari raddoppia: "'La Controvita' e 'Il teatro di Sabbath'".

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